Dalle origini agli anni 90

il Telefono

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IL TELEFONO

BREVE STORIA DEL TELEFONO DI CASA:

La nascita del telefono è legata ad un episodio controverso. Chi lo ha inventato? Alexander Graham Bell oppure Elisha Gray? Per una strana coincidenza, infatti, entrambi depositano la richiesta per la registrazione del brevetto lo stesso giorno, il 14 febbraio 1876, a Washington. Eppure la storia registra comunemente il nome di Bell.
Come spesso accade comunque, l’invenzione si deve ad un clima di generale progresso in cui comincia a circolare l’utopia del telefono e risente delle numerose microinvenzioni ed evoluzioni tecniche che ne hanno Gray, come Edison e Bell lavora sulla telegrafia multiplex (la possibilità di far passare diversi messaggi su uno stesso filo telegrafico). Bell, invece si occupa di rieducazione dei non-udenti, è quindi molto più sensibile alla questione della comunicazione mediante la parola. Per i telegrafisti la comunicazione a distanza deve comunque essere mediata da operatori umani, Bell invece immagina di fare del telefono uno strumento di comunicazione a distanza senza intermediari. “Il telefono non richiede operatori esperti poiché la comunicazione è diretta, tramite la parola, senza interventi di terzi” recita la prima pubblicità del suo nuovo apparecchio. Pensa di fare concorrenza al telegrafo con un sistema più rapido, funzionale e direttamente accessibile dall’utente. Quando i “telegrafisti” rifiutano di interessarsi al suo apparecchio, istituisce una società per la gestione del telefono.
Si deve tuttavia osservare che la trasmissione della parola per via elettrica fu scoperta da Antonio Meucci nel 1849, mentre compiva esperimenti di elettroterapia. Nel 1854 egli perfezionò il suo strumento e, nel 1859, concepì gli elementi essenziali del sistema telefonico. Infine, nel 1871, depositò un caveat (brevetto preliminare), che però decadde nel 1875 perché non poté pagare la tassa di rinnovo. Un anno dopo il brevetto fu concesso a Bell.
Tratto dall’Enciclopedia “Encarta”:Nasce il primo telefono.
I primi telefoni, sia di Meucci che di Bell, erano di tipo elettromagnetico, e avevano limitazioni intrinseche nella potenza trasmessa. Per superare tali limitazioni e raggiungere lunghe distanze, Meucci pensò di ridurre l'attenuazione della linea, e nel 1870 adottò l'inserzione di un carico induttivo sulla linea e diverse strutture del conduttore (ad esempio, a treccia) per neutralizzare l'effetto pellicolare (skin effect). Ambedue gli accorgimenti furono adottati nelle reti Bell dopo il 1900. Nel 1877 Thomas Edison ottenne un deciso aumento della potenza fornita dal trasmettitore con il suo microfono a carbone, apparecchio che si basava su un principio diverso da quello del trasmettitore elettromagnetico di Meucci e di Bell. Mentre in quest'ultimo le onde sonore colpivano una membrana metallica flessibile, posta di fronte al polo di un elettromagnete, facendo vibrare il campo magnetico di quest'ultimo e inducendo nella bobina una corrente elettrica variabile inviata poi in linea, nel microfono a carbone la membrana era posta in contatto con la polvere di carbone contenuta in una capsula metallica: la pressione esercitata dalle onde sonore sul diaframma veniva trasmessa alla polvere di carbone, i cui granuli venivano più o meno compressi, determinando una resistenza variabile nel circuito comprendente trasmettitore, ricevitore e linea, da cui anche il nome di “trasmettitore a resistenza variabile” dato al microfono.
Nel ricevitore dei modelli successivi il magnete aveva una forma appiattita, e il campo magnetico che agiva sulla membrana era più intenso. Nei trasmettitori moderni la membrana è montata dietro una griglia, e al centro reca una cavità a forma di cupola (capsula microfonica) in cui sono contenuti dei granuli di carbone. Le onde sonore che attraversano la griglia esercitano una pressione variabile sulla cupola; quando i granuli vengono compressi diminuisce la resistenza che essi offrono al passaggio di corrente, provocando una variazione della corrente trasmessa. 
Componenti di un apparecchio telefonico.

Le parti elettriche fondamentali di un apparecchio telefonico sono il trasmettitore e il ricevitore (contenuti nella cornetta), il disco combinatore o la tastiera di selezione, la suoneria e il circuito antilocale. Nei telefoni cordless (senza filo), il filo della cornetta è sostituito da un collegamento radio tra la cornetta stessa e la base, ma è sempre necessario il filo di collegamento alla linea. Un telefono cellulare è invece costituito da un unico elemento che comunica con una radiostazione a distanza, senza bisogno di fili.
Disco combinatore e tastiera multifrequenza.

Il disco combinatore degli apparecchi telefonici tradizionali è un ingegnoso dispositivo elettromeccanico. Quando, per comporre un numero telefonico, si fa ruotare il disco mobile e poi si solleva il dito dal foro, una molla riporta il disco nella posizione iniziale e questo, ruotando in senso antiorario, apre un commutatore elettrico per un numero di volte corrispondenti alla cifra desiderata (lo 0 causa 10 aperture del commutatore). Il risultato è il passaggio di un certo numero di impulsi di corrente elettrica tra l'apparecchio telefonico e la centrale. Gli impulsi hanno la tensione fornita dalla centrale, di solito 50 volt, e durano circa 45 millisecondi. Le apparecchiature della centrale contano gli impulsi per determinare quale numero sia stato chiamato.
Questo sistema a impulsi elettrici era ideale per controllare i selettori passo-passo usati nelle prime centrali automatiche; tuttavia i dischi combinatori elettromeccanici necessitano spesso di riparazioni costose e rendono lenta la composizione dei numeri, specialmente quando è necessario comporre una lunga serie di cifre. L'introduzione dei transistor ha reso possibile la realizzazione di un sistema di composizione dei numeri basato sulla trasmissione di segnali di frequenza diversa, relativamente poco intensi. In questo sistema, detto a multifrequenza, ogni tasto controlla l'invio di due frequenze. La maggior parte dei telefoni attuali, in luogo del disco combinatore, dispone di una tastiera di selezione. Poiché in alcune aree vi sono ancora linee sulle quali i segnali a multifrequenza non sono accettati, i telefoni a tastiera sono di solito dotati di un commutatore tramite il quale si può fare in modo che l'apparecchio invii impulsi elettrici, anziché toni di frequenza diversa.
Circuito antilocale. 

Una parte importante dell'apparecchio telefonico, che rimane invisibile all'utente, è il circuito antilocale. L'effetto locale in questione è il ritorno particolarmente accentuato nel ricevitore della voce di chi parla. Nei primi telefoni, il trasmettitore e il ricevitore di ogni apparecchio erano collegati direttamente tra loro, oltre che alla linea. In questo modo chi parlava al telefono tenendo il ricevitore all'orecchio udiva la propria voce rafforzata dall'effetto di ritorno. Oltre a essere spiacevole, il fenomeno induceva l'utente ad abbassare la voce, per cui la persona all'altro capo del filo aveva difficoltà a udire distintamente le parole dell'interlocutore. Il circuito antilocale permette di trasferire l'energia dal trasmettitore alla linea senza trasmetterla al ricevitore, eliminando completamente il problema dell'effetto locale. Il primo circuito antilocale fu proposto da Antonio Meucci nel 1859.
Rete e centrali telefoniche.

Quando si solleva la cornetta del telefono si chiude un interruttore elettrico, provocando il passaggio di una corrente continua tra l'apparecchio telefonico e la centrale automatica. La centrale rileva questa corrente e invia all'apparecchio il cosiddetto tono di centrale.
A questo tono corrisponde il segnale di linea libera, che rivela all'utente la possibilità di selezionare il numero telefonico (una sequenza di cifre) corrispondente all'interlocutore desiderato. Il sistema di commutazione della centrale elimina il segnale di linea libera dopo aver ricevuto la prima cifra, e dopo aver ricevuto l'ultima determina se il numero chiamato dipende dalla stessa centrale oppure da un'altra. Nel primo caso vengono inviati alla linea del destinatario impulsi di corrente di chiamata che fanno squillare il telefono. Se il destinatario risponde, sollevando la cornetta, la centrale stabilisce un collegamento tra i due apparecchi. Se il numero chiamato dipende da una centrale diversa il processo funziona nello stesso modo, ma si rende necessario il collegamento fra le due centrali.
In passato i collegamenti tra telefoni venivano effettuati manualmente, da operatori che inserivano spinotti in centralini manuali. Con l'ampliamento della rete telefonica i centralini manuali sono stati sostituiti da dispositivi meccanici ed elettronici che permettono di smistare automaticamente le telefonate.
Ora, grazie a dispositivi a stato solido, le centrali sono in grado di smistare le chiamate a velocità elevatissime, e possono gestire simultaneamente un gran numero di telefonate. La voce di chi chiama viene convertita da un circuito elettronico in impulsi digitali, che vengono poi trasmessi attraverso la rete utilizzando per lo smistamento sistemi di commutazione a controllo computerizzato. Inoltre, grazie al computer, il sistema della centrale può gestire in modo efficace le telefonate sia locali che interurbane, determinando rapidamente il percorso più veloce tra gli utenti. 
Sistemi di telefonia. 

Il primo servizio di radiotelefonia intercontinentale fu inaugurato nel 1927, ma il problema dell'amplificazione scoraggiò la posa in opera di cavi telefonici fino al 1956: in quell'anno venne messo in servizio il primo cavo telefonico sottomarino transoceanico del mondo.
Diverse modalità di trasmissione: 

Trasmissione a frequenza portante.
Usando frequenze superiori a quelle della gamma vocale, si possono trasmettere in forma analogica un gran numero di messaggi simultaneamente, sfruttando il medesimo mezzo di trasmissione. Questi sistemi, detti circuiti ad alta frequenza o circuiti a frequenze portanti, si basano sul presupposto che la capacità di trasporto in frequenza di un cavo sia molto superiore a quella utilizzata normalmente con la banda (4 kHz) della trasmissione telefonica. Le frequenze trasportabili sono suddivise in intervalli di 4 kHz, a ciascuno dei quali viene fatto corrispondere un canale telefonico. Il numero di canali trasmissibili dipende dal mezzo utilizzato: con linee aeree a fili nudi, sostenuti da tralicci, si possono trasmettere frequenze fino a 150 kHz, che corrispondono a circa una ventina di canali telefonici simultanei, mentre nelle linee a cavo (non trattato per ridurre le attenuazioni) si possono raggiungere frequenze da 108 kHz ad alcuni MHz, che consentono, rispettivamente, da 12 ad alcune decine di migliaia di canali simultanei. Le tecniche della telefonia a corrente portante sono usate anche per inviare messaggi telefonici sulle normali linee di distribuzione senza interferire con i servizi regolari. Nei sistemi di telefonia a frequenza portante più estesi e più complessi vengono usati amplificatori a stato solido, detti ripetitori, che amplificano i messaggi a intervalli regolari. 
Cavi coassiali.

Inventati nel 1897 dal fisico inglese Lord Rayleigh, i cavi coassiali impiegano un conduttore centrale cordato e un tubo esterno coassiale per trasmettere in modo efficiente, minimizzando l'attenuazione, segnali compresi in diverse bande di frequenza, che possono estendersi rispettivamente fino a 4 MHz, 12 MHz e 60 MHz. I moderni cavi coassiali consistono di tubi di rame di 0,95 cm di diametro, ciascuno dei quali contiene un sottile filo di rame tenuto esattamente al centro del tubo da strati isolanti posti a circa 2,5 cm di distanza. I tubi di rame, oltre a contribuire alla guida del segnale lungo il cavo proteggono il segnale trasmesso dalle interferenze elettriche e prevengono le perdite di energia tramite radiazione. Un cavo, che può contenere un massimo di 22 tubi coassiali rivestiti da un involucro di polietilene e piombo, può sostenere la trasmissione simultanea di circa un centinaio di migliaia di canali.
Fibre ottiche.

I cavi coassiali sono sostituiti sempre più spesso da fibre ottiche, che permettono di trasferire a grande distanza messaggi codificati digitalmente in impulsi luminosi. Un cavo di fibre può contenere fino a 50 coppie di fibre, e ogni coppia può trasportare fino a 4000 circuiti vocali. Per la maggior parte delle trasmissioni si impiega un diodo ad emissione di luce (LED). Capacità molto superiori si possono avere nei sistemi in fibra ottica per lunghe distanze (cavi transoceanici), impiegando fibre monomodali e diodi laser in luogo dei LED.
Trasmissione a microonde.

È un metodo di trasmissione basato sulla ripetizione da stazione a stazione di onde radio ad altissima frequenza, o microonde. La trasmissione deve avvenire tra stazioni reciprocamente visibili, la cui distanza non può superare i 40 km. Un segnale trasmesso tra due ripetitori a microonde può trasportare contemporaneamente fino a 5.600 canali telefonici. 
Telefonia satellitare.

Nel 1969 venne completata la prima rete globale di ripetitori telefonici che utilizza una serie di satelliti alimentati a energia solare in orbita geostazionaria. I satelliti ricevono le telefonate trasmesse da antenne a terra, le amplificano e le ritrasmettono a stazioni di terra molto distanti tra loro, semplificando così i collegamenti intercontinentali. Grazie alla digitalizzazione delle trasmissioni, un satellite Intelsat può ritrasmettere simultaneamente fino a 33.000 chiamate telefoniche, oltre a svariati canali televisivi. Pur tenendo conto dell'alto costo iniziale di un satellite, una trasmissione intercontinentale in telefonia satellitare presenta un costo di gestione inferiore a una effettuata tramite cavo coassiale deposto sul fondo dell'oceano. 
Mediante la combinazione di sistemi a microonde, a cavo coassiale, a fibra ottica e a satellite si realizza la rete globale delle telecomunicazioni, che consente di mettere rapidamente in contatto apparecchi telefonici situati in qualunque punto del globo e di scambiare informazioni tra computer.
Telefono e radiodiffusione.

I sistemi di telefonia per lunghe distanze riescono a trasportare programmi radio e televisivi a stazioni molto lontane dai ripetitori, per la messa in onda simultanea. La parte audio dei programmi televisivi può essere trasmessa su un normale cavo telefonico, mentre per quella video si ricorre a cavi coassiali, circuiti a microonde o satelliti. - Al suono si affianca l’immagine: nasce il Videotelefono
Il primo videotelefono bi-direzionale venne sperimentato a New York nel 1930 dall'inventore statunitense Herbert Eugene Ives. Il videotelefono può essere collegato a un computer per la trasmissione di relazioni, grafici e tabelle a grandi distanze. Prestazioni analoghe possono essere ottenute per mezzo di personal computer collegati in rete.